Storia di Fermo
Storia degli studi teologici a Fermo
Presidenza
Segreteria
Orario di lezione
Biblioteca
Firmana
DOCUMENTI
Docenti
Spazio studenti
Letture Consigliate

Istituto Teologico
Istituto Teologico Marchigiano

Iscrizione Newsletter
Email:
Nome:
Cognome:
Formato:
Newsletter: Docenti
Prova
Teologiafermo.it
Password:
 
 
 

26/02/2010 La teologia e la Chiesa locale

 
 
 



Martedì 23 febbraio scorso, il Rettore della Pontificia Università Lateranense, mons. Rino Fisichella, è venuto a Fermo per conferire l’Emeritato a sette docenti dell’Istituto Teologico. Anticipiamo qualche riga della prolusione, che sarà pubblicata nella versione integrale su Firmana.

«Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu sarai salvato» (Ez 3, 17-19). Il teologo dovrebbe ben sapere, soprattutto in questo particolare momento storico, cosa significano per il suo lavoro le parole riportate dal profeta Ezechiele. La tentazione di voler essere accolti nel contesto odierno di generale tolleranza, che tende a rendere tutto opinione, potrebbe far cadere anche lui nel grave rischio di un offuscamento della verità centrale che egli è chiamato a servire. Ne deriverebbe una teologia debole perché non più accompagnata dalla forza di una ragione retta che si fa forte della verità rivelata, e una teologia sterile perché incapace di raggiungere il vero senso del mistero dell'uomo, in quanto incapace di portare alla luce il mistero di Dio.
 Non è compito della teologia convertire il cuore. Chi cambia e trasforma gli uomini è la grazia di Dio. Ad essa, però, bisogna dare supporto perché, inserendosi nella vita umana, ha bisogno di mediazioni tali che ne permettano la comprensione e la comunicazione. La teologia si inserisce in questo plurimo e diversificato cammino della fede e contribuisce, da parte sua, a dare intelligenza dell’atto che si compie perché possa essere libero e personale; essa, inoltre, trova le forme adatte per far comprendere la necessità della conversione e mostra, infine, le vie coerenti per poterla raggiungere. La teologia, dunque, è chiamata in questo particolare momento a svolgere in pieno la sua diaconia di intelligenza a servizio della verità, perché i credenti siano accompagnati da una ragione forte nella loro scelta di fede e sappiano esprimere, con «mansuetudine e bontà» (1 Pt 3, 16), la ricchezza della speranza cristiana in un linguaggio carico di senso, ben consapevoli della necessità di rendere la propria scelta di fede un atto libero e consapevole.
Diventa particolarmente urgente, anzitutto, rispondere alla domanda circa il valore e il ruolo della teologia all’interno della vita di fede e della Chiesa in particolare. Nessuno, a dire il vero, metterà esplicitamente in dubbio il suo valore e la sua necessità per la fede; l’obiezione, però, trova spesso canali di contestazione molto più sofisticati. Questi comportano, di volta in volta, l’esclusione della teologia nella sfera della pastorale, la sua marginalizzazione dai luoghi di progettazione e, in molti casi, la sua riduzione a un momento obbligatorio di preparazione al sacerdozio che sembra essere più sopportato che vissuto con entusiasmo, da chi dovrebbe trovare le ragioni per entrare all'interno del mistero e renderne partecipe, un giorno, i destinatari della sua cura pastorale. Lo studio della teologia, infine, non può essere solamente un certificato per approdare a un insegnamento che assicura e dà certezza per la fine del mese. Porsi la domanda sul rapporto teologia e chiesa locale significa evidenziare, anzitutto, il ruolo positivo che la ragione gioca all'interno dell'intelligenza di fede e della pastorale. Essa ha pieno diritto di interrogare anche oggi, perché vive un contesto differente del passato e perché le ragioni che oggi si devono porre hanno bisogno di rispondere in maniera coerente agli interrogativi che sono peculiari del presente. Una ragione che avesse rinunciato a interrogare non avrebbe più senso, perché equivarrebbe a vivere dell'ovvietà e, come tale, non potrebbe servire alla fede. (testo integrale su Firmana)


 
 

19/01/2010 SOLENNE ATTO ACCADEMICO

 
 
 



LA S.V. ILL.MA È INVITATA
AL SOLENNE ATTO ACCADEMICO IN ONORE DEI DOCENTI EMERITI
DELL’ISTITUTO TEOLOGICO MARCHIGIANO

Don Mario Ferracuti, Dom Réginald Grégoire, Mons. Romolo Illuminati, S.E. Mons.
Francesco Marinelli, Mons. Gabriele Miola, Don Benedetto Testa, Mons. Luigi Valentini

martedì 23 febbraio 2010
alle ore 16.00

Relazione di
S.E.R. Mons. Rino Fisichella
Rettore Magnifico della PUL
Presidente della Pontificia Accademia pro Vita

La Teologia nella Chiesa locale

Auditorium dell’Istituto Teologico Marchigiano - sede di Fermo
via S. Alessandro, 3

PRESENTAZIONE DEL VOLUME
E. Brancozzi (a cura di), «Mistero» e «Misteri».
Dall’esperienza religiosa all’esperienza cristiana.
Le chiavi di un percorso, Cittadella, Assisi 2009.

 
 

30/12/2009 Mons. Luigi Bettazzi a Fermo.

 
 
 



Testimone del Concilio. Mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea e uno degli ultimi vescovi viventi ad aver partecipato al Vaticano II, è intervenuto a Fermo al corso di aggiornamento per insegnanti di religione cattolica ed ha sviluppato il complesso rapporto tra cattolici e comunisti nel dopoguerra. In un lungo excursus, mons. Bettazzi ha innanzitutto ricostruito le origini dell’anticomunismo pacelliano e le sue motivazioni remote, soffermandosi in particolare sulla dolorosa scomunica del 1949. Già alla fine degli anni Cinquanta, tuttavia, si avvertiva la necessità di una visione nuova del problema, colta da papa Roncalli. Bettazzi ha illustrato le tappe fondamentali del passaggio operato dalla Pacem in terris e dall’atteggiamento personale di Giovanni XXIII. Roncalli era stato nunzio in Bulgaria e conosceva senza mediazioni i mali del comunismo. Nel suo magistero – di cui risente la Gaudium et spes – egli volle operare la fondamentale distinzione tra “errante” ed “errore”, che scindeva il fenomeno ideologico dalla possibile adesione del singolo “militante”. Se, da un lato, questa distinzione ha rasserenato i rapporti tra chiesa e comunisti, dall’altro, essa è stata profondamente criticata dalla dirigenza della DC, che temeva lo sfaldamento della base popolare a causa di una possibile disunità politica dei cattolici.
Densissima la pagina aperta da mons. Bettazzi sul concilio, di cui egli, giovanissimo vescovo, è stato un autorevole interprete. La vicinanza con mons. Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna e uno dei quattro moderatori dell’assise conciliare, e con don Giuseppe Dossetti, già Costituente e segretario di Lercaro, ha permesso a Bettazzi di vivere il concilio con una consapevolezza assai maggiore rispetto alla maggioranza dei vescovi italiani. Lercaro, proprio in forza del suo ruolo, era in contatto diretto con Paolo VI e poteva rendersi conto con immediatezza delle dinamiche assembleari, anche grazie al legame con gli altri leader europei, soprattutto Döpfer, Suenens, Agagianian, Frings e Alfrink.
Infine, mons. Bettazzi ha commentato la genesi del celebre e controverso scambio epistolare con Berlinguer. Si trattava del tentativo di abbandonare una pura logica di contrapposizione tra ideologia e contro-ideologia, per intraprendere la faticosa strada del dialogo. Per una volta, si è voluto partire non dai rispettivi e diversi punti di vista, ma dai problemi comuni, soprattutto quelli che riguardano la popolazione più povera e svantaggiata del paese. Partendo dalla realtà, ci si è accorti che le differenze, pur esistenti, non erano più motivo di impedimento per una collaborazione reciproca nella comune responsabilità verso la società civile. Enrico Brancozzi

 

Istituto Superiore di Scienze Religiose
ISSR
Download