Notiziario

Nuovo numero di Firmana

Il numero 66 festeggia idealmente il Venticinquesimo della Rivista

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EDITORIALE

 

Il numero 66  esce quando la rivista del nostro Istituto Teologico Marchigiano della sezione di Fermo ha compiuto il suo primo venticinquesimo anno di vita. Il tempo ha certamente cambiato il suo volto, non solo nella sua veste tipografica o negli autori-fondatori della prima ora, ma nel continuo dialogo con la storia ed il territorio a cui ovviamente la stessa rivista è rivolta. La sua impostazione originaria teologico-pastorale, voluta dai fondatori, ha permesso di mantenere la sua “firmanitas” o meglio la sua Sapientia Firmana (nome originario pensato per la rivista, ispirato al primo nome dato dal vescovo di Fermo Capranica, all’omonimo collegio romano alla fine del Quattrocento) pur non trascurando lo sguardo ampio al dibattito teologico contemporaneo ed il coinvolgimento dei maggiori teologi odierni. Mentre si concludeva l’anno 2017, anno appunto del Venticinquesimo della Rivista, alcuni eventi nella vita diocesana hanno segnato il cambiamento in atto: all’inizio di dicembre ha fatto il suo ingresso in diocesi il nuovo arcivescovo di Fermo, S.E. Mons. Rocco Pennacchio, a cui il vescovo uscente S.E. Mons. Luigi Conti, il 2 dicembre consegna il pastorale e la guida della diocesi fermana. Alla fine di dicembre ci ha lasciato mons. Gabriele Miola, co-fondatore della nostra rivista e guida storica del nostro Istituto Teologico a cui egli ha consacrato l’intera vita tra insegnamento della Sacra Scrittura e direzione come Vice-Preside e Segretario dell’Istituto stesso. Questo numero non può non tener conto di questo nuovo inizio di vita pastorale che il nuovo presule fermano certamente inaugura e di passaggio di testimone ad una nuova epoca, per quanto riguarda la vita della nostra rivista, a cui la morte del fondatore indirettamente ci spinge. Questa nuova uscita vuole essere un umile sguardo per riflettere su cambiamenti epocali di cui scorgiamo appena i primi bagliori nella riflessione teologica, percorrendo anche il binario pastorale mai abbandonato dalla stessa rivista. La storia intrecciata al pensare teologico è stato motivo ispiratore dell’inaugurazione dell’Anno Accademico, così sapientemente presentato dalla lectio magistralis del prof. Armando Matteo riportata all’inizio di questo numero. Se almeno in Occidente si prospetta uno scenario molto incerto per il cristianesimo, sicuramente non confortante, guardando le giovani generazioni (a cui il papa dedica nel prossimo ottobre un nuovo Sinodo dei Vescovi), ci si accorge dell’enorme ritardo della Chiesa e della riflessione teologica sulle questioni legate alla trasmissione della fede ai giovani del Terzo Millennio. Il nuovo arcivescovo fermano Rocco Pennacchio, già il 28 aprile 1991 rivolgendosi come rappresentante dei giovani all’allora pontefice Giovanni Paolo II in visita pastorale a Matera affermava con estremo coraggio e chiarezza:

“Ma non possiamo nasconderVi quelli che ci sembrano essere in questo momento gli ostacoli maggiori perché possiamo realizzare, come giovani uomini, il progetto di umanità e di responsabilità che Dio ha manifestato per ciascuno di noi.Ci sentiamo marginali rispetto alla vita della comunità nazionale: non sembra esserci spazio per una «fantasia» giovanile che trovi eco adeguata nei progetti sociali e tutto ciò pare incoraggiare un certo nostro atteggiamento di sfiducia e di rassegnazione che spesso sfocia in vera e propria apatia. Disoccupazione, inoccupazione e sottoccupazione ci costringono «ad iniziare la vita senza speranze e senza prospettive ed a perdere anni preziosi della giovinezza nella vana ricerca di un lavoro» («Chiesa italiana e mezzogiorno» documento dei Vescovi italiani -18/10/89- n. 9).

 Non è degno dell’uomo seppellire i talenti ricevuti e non ci tranquillizza la sensazione che la criminalità organizzata, spesso incoraggiata da fenomeni di insoddisfazione soprattutto giovanile, non pare attecchire nella nostra regione. Esiste infatti, secondo noi, una non meno subdola ed organizzata forma di delinquenza con la quale noi giovani dobbiamo fare i conti tutti i giorni ed è quella a cui si riferiscono i Vescovi italiani nel biasimare «una mafiosità di comportamento, quando ad esempio, i diritti diventano favori, quando non contano i meriti ma i legami di ‘comparaggio’ politico» (Ivi n. 14). Non possiamo allora non condividere il parere dei nostri Pastori quando ancora ritengono che «il Sud non sarà mai liberato se non in una trasparenza etica di chi governa e in un comportamento onesto di ogni cittadino (Ivi n. 14)». Liberandoci anche da questi pesanti, mortificanti e immorali fardelli, forse riscopriremo la gioia di partecipare, d’impegnarci per lo sviluppo della nostra terra senza sognare un’illusoria e spesso ingannevole realizzazione altrove. Crediamo che la Chiesa tutta di Basilicata in questa direzione si debba impegnare molto. Sogniamo parrocchie, gruppi, associazioni, movimenti, sempre più aperti alle esigenze del territorio, non più arroccati nel gestire l’esistente ma autentici luoghi in cui incessantemente si formano le coscienze e si sperimentano le esigenze evangeliche della condivisione e della promozione. Solo in questo modo potremmo convincere i giovani, tutti i giovani, che Cristo è per ciascuno di noi una presenza viva che sollecita la partecipazione di tutti nella più sincera solidarietà con ogni uomo. Non vogliamo arrenderci a logiche di supremazia, di dominio o di paura e siamo pronti a pagare di persona per gettare un seme di speranza in questa regione tante volte dimenticata.”

 

L’esperienza di vita di don Vinicio Albanesi presentata dal prof. Gianfilippo Giustozzi viene presentata come piccola via di risposta alle tante domande del disagio e della marginalità che da sempre bloccano il futuro delle giovani generazioni per un mondo vivibile e più umano. Le riflessioni del priore di Bose Luciano Manicardi sul rapporto tra Gesù e gli stranieri ci testimoniano attraverso i vangeli la possibilità di un cambiamento di mentalità e del superamento del senso di estraneità verso le diverse etnie, partendo proprio dalla “stranerità” del Figlio di Dio che annuncia la sua non appartenenza a questo mondo. E’ nel verso della semplicità e della naturale amicizia che il vescovo Daniele Gianotti offre la pista per una nuova riflessione ecclesiologica, sulla base della vita e dell’esperienza del fondatore dei piccoli fratelli Charles De Foucauld. Senza perdere la bellezza di narrare le meraviglie di Dio attraverso il racconto biblico (prof. Luciano Zappella) o la musica sacra in particolare “la Corale, che può essere considerato come l’espressione musicale più preziosa della spiritualità della Riforma” (prof. Viviana De Marco) questo numero 66 della rivista si arricchisce di preziosi contributi che aprono prospettive di dialogo ecumenico, tanto più arricchenti se cogliamo il bello e la complementarietà di una apertura teologica e polifonica.

L’ultima parte della rivista, dedicata ad una miscellanea sparsa di recensioni di tema biblico, è un primo omaggio a mons. Miola a cui dedicheremo certamente il prossimo numero miscellaneo. L’autore è il prof. Antonio Nepi, anch’egli co-fondatore della nostra rivista e discepolo del prof. Miola. Anche al prof. Nepi va la profonda gratitudine per il suo instancabile contributo alla vita della rivista e per il suo fecondo e trentennale insegnamento. L’amore alla Scrittura delle ultime generazioni di teologi - studenti fermani portano l’impronta del suo competentissimo ed avvincente apporto scientifico.

 

Tarcisio Chiurchiù

Direttore   

 

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