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01/12/09La Chiesa italiana tra annuncio e politica

 
 
 



Il prof. Alberto Melloni, docente di Storia del Cristianesimo all’università di Reggio Emilia ed esperto del concilio Vaticano II, è intervenuto venerdì 27 novembre a Fermo al corso di aggiornamento per insegnanti di religione cattolica ed ha sviluppato il tema: «La Chiesa italiana tra annuncio e politica da Paolo VI ad oggi». La tesi di fondo dello storico emiliano è che il rapporto tra cattolici e politica in Italia negli ultimi trent’anni sia stato condizionato in modo decisivo dal ruolo esercitato dalla Conferenza Episcopale Italiana. La CEI, l’ultima nata tra tutte le conferenze episcopali al mondo, è stata pensata da Paolo VI come uno strumento di mediazione destinato ad avere un presidente formale, il card. Poma, è un segretario con maggiore potere decisionale, mons. Bartoletti. Si trattava in fondo di uno schema analogo a quello della DC dell’epoca. Per tutto il suo pontificato, Paolo VI è stato l’ispiratore della CEI. Con il 1978, dopo la morte drammatica di Moro, questo schema viene meno ed è sostituito dal progetto di Giovanni Paolo II, il quale possedeva una concezione delle conferenze episcopali nazionali del tutto diversa rispetto a quella di Montini. La visione di Wojtyla entra in conflitto con quella del card. Ballestrero. Quest’ultimo aveva in mente un disegno di ricentramento spirituale della CEI che Giovanni Paolo II non condivideva perché riteneva prioritario correggere la gracilità e debolezza della chiesa italiana. Il papa riteneva urgente riprendere voce di fronte alle sfide della modernità. La firma della revisione del concordato Casaroli-Craxi diviene l’occasione per attuare alcune modifiche perché la CEI viene inserita come soggetto di diritto nel testo finale. Dopo il convegno di Loreto, Wojtyla sceglie come presidente della CEI il card. Ugo Poletti, che però è anche il cardinale vicario per la diocesi di Roma. Per Melloni, sembra la scelta di un commissariamento: il papa toglie ai vescovi italiani la possibilità di entrare nel merito degli orientamenti CEI. Contemporaneamente, diviene segretario mons. Camillo Ruini, che si trova nel delicato compito di dover collaborare con il vicario del papa. Al termine del proprio mandato, Poletti viene sostituito da Ruini sia come presidente della CEI che come vicario di Roma. Nel frattempo, la crisi dei partiti e la fine della DC nei primi anni Novanta conducono la chiesa italiana a ripensare il proprio ruolo nella politica che prescinda dalla mediazione che precedentemente aveva esercitato la Democrazia Cristiana. La svolta del card. Ruini sarebbe stata, secondo la visione critica di Melloni, l’impiego delle proprie straordinarie capacità “politiche” per stringere rapporti diretti con i partiti, specie per quello che riguarda le questioni eticamente sensibili. Melloni individua nella lunga stagione del “ruinismo” l’apice del tentativo della chiesa italiana di riconquistare gli spazi ceduti dalla fine della Cristianità. L’intervento si è concluso con la constatazione che tale epoca è terminata e non è più ripetibile negli stessi termini non solo perché lo storico vicario di Wojtyla si è ormai dimesso per motivi anagrafici, ma anche perché era un modello esclusivamente legato alla persona dello stesso card. Ruini, che lo ha quasi fisicamente “incarnato”. Non si tratta perciò di un modello politico-culturale replicabile con altri soggetti. Lo dimostra il passaggio al card. Bagnasco, che ha già assunto, ad avviso di Melloni, un profilo ecclesiale profondamente difforme al suo predecessore. Enrico Brancozzi


Istituto Superiore di Scienze Religiose
ISSR
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